VERSO NUOVE TENDENZE NELLA RIFORMA DEL DIRITTO FALLIMENTARE

Nel 1989 è stato presentato dal Ministro di Grazia e Giustizia, On. Giuliano Vassalli, al Governo un progetto di legge atto a riformare il regio decreto 16 marzo 1942 n. 267, la cosiddetta legge fallimentare.

Il testo di legge, proposto nella forma di legge delega, è l’ultimo in ordine di tempo dei tanti progetti che dall’entrata in vigore della legge attuale sono stati redatti, purtroppo, senza alcuna fortuna.

Il primo di questi fu presentato da Punzo già nel 1959; ad esso seguirono dapprima quelli dell’Ordine dei Dottori Commercialisti del 1970 e 1979 e successivamente i progetti più interessanti e simili a quello in esame, quali il progetto della commissione del c.i.s. Lissone del 1982 e quelli che ad esso si ricollegano pubblicati a cura della Società Italiana Studi Concorsuali (S.I.S.C.O.) nel 1984 e 1988 (dei progetti menzionati tratterò brevemente i relazione al progetto del Ministro Vassalli).

I principi ispiratori del progetto di legge sulla riforma del diritto fallimentare presentato dal Ministro Vassalli possono essere sinteticamente indicati nella prevalenza delle procedure conservative dell’impresa rispetto a quelle di tipo liquidatorio e nell’ampliamento del concetto di soggetto sottoposto alle procedure concorsuali in genere. Pertanto, anche di soggetto attivo dei reati de quibus.

La tendenza alla conservazione dell’impresa è principio espressamente indicato all’articolo 2 del progetto in questione tra i criteri generali della riforma cui il Governo dovrà attenersi nella redazione della nuova legge in materia di procedure concorsuali.

http://www.gambinomayola.it/pubblicazioni/20040723-riforma_del_diritto_fallimentare.pdf

SOCIETA' FIDUCIARIE E BANCAROTTA FRAUDOLENTA IMPROPRIA

TRIBUNALE TORINO 25 ottobre 1991 - AMBROSINI Presidente - CASTELLANI Estensore - RIZZO P.M (parz. Conf.). - Bersano ed altri.

Truffa - Induzione in errore su inesistenti contratti di leasing -sussistenza (C. p. art. 640).

Reato in genere - Reati fallimentari - Bancarotta fraudolenta impropria - Operazioni dolose - Nozione (Legge fall. Art. 223, 2° comma).

Reato in genere - Reati fallimentari - Bancarotta fraudolenta impropria - Distrazione - fattispecie - Sussistenza (Legge fall. artt. 216, 223, n.1).

Reato in genere - Reati fallimentari - Bancarotta fraudolenta impropria - Evento - Accollo a titolo oggettivo (Legge fall. art. 223, 3° comma, n. 2).

Reato in genere - Reati fallimentari - Bancarotta fraudolenta - Dolo - Contenuto (Legge fall. art. 223 n. 2).

Reato in genere - Reati fallimentari - Bancarotta fraudolenta impropria - Distrazione - Finanziamenti senza contropartita - Sussistenza (legge fall. art. 216).

Reato in genere - Reati fallimentari - Bancarotta fraudolenta impropria - Dolo generico - Sufficienza (Legge fall. artt. 216, 223).

Reato in genere - Reati fallimentari - Gruppo di società - altra società del gruppo - Atti di disposizione patrimoniale senza contropartita - Bancarotta fraudolenta impropria - Sussistenza (Legge fall. artt. 216, 223).

Reato in genere - Reati societari - Bilancio - Posta svalutativa dei crediti - Omissione - False comunicazioni sociali - Elemento materiale - Sussistenza (C.c. art. 2621 n.1).

Reato in genere - Reati societari - False comunicazioni sociali - Scopo di induzione in errore sulla situazione patrimoniale - Dolo specifico - Sussistenza (C.c. art. 2621 n.1).

Costituisce truffa contrattuale da parte dei dirigenti di società fiduciarie l'aver indotto i mandanti in errore esponendo garanzie in ordine ad inesistenti collegamenti con contratti di leasing e assicurazioni mendaci sulla correttezza della raccolta del denaro nel quadro della normativa Consob. Operazione dolosa è qualsiasi atto o complesso di atti, implicanti una disposizione patrimoniale, compiuti dalle persone preposte all'amministrazione della società, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla loro qualità, con l'intenzione di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto a danno della società o dei creditori. Pertanto l'utilizzazione di denaro, raccolto da una società fiduciaria in base a mandanti per l'acquisizione di crediti derivanti da leasing, a fini diversi come quello di finanziare la stessa società di leasing senza alcun rilascio di garanzie, rientra nella nozione di operazione dolosa ai sensi dell'art. 223, 2° comma, legge fall. La distrazione patrimoniale da parte di società fiduciarie può consistere nell'assicurare fraudolentemente liquidità ad un'altra società mediante denaro raccolta tra i fiducianti - risparmiatori per scopi diversi, trascurando altresì il progressivo deteriorarsi delle condizioni patrimoniali della stessa società fiduciaria.

Nell'art. 223, 3° comma, n. 2, legge fall. l'evento è posto a carico dell'agente a titolo puramente oggettivo in base al rapporto di causalità che lo lega alla condotta posta in essere con dolo. Il contenuto del dolo nel reato di causazione dolosa del fallimento (art. 223, n.2, legge fall.) si delinea nella rappresentazione da parte degli amministratori delle conseguenze pregiudizievoli per la gestione della società fiduciaria a seguito della mancata considerazione degli insoluti riguardanti contratti di leasing, asseritamente ceduti ai cessionari. Configura ipotesi di distrazione del patrimonio dell'impresa la concessione di finanziamenti da parte degli amministratori senza la necessaria contropartita o garanzia idonea a salvaguardare gli interessi dei creditori, con accettazione del rischio di perdite patrimoniali. E' sufficiente ai fini dell'integrazione del reato di cui agli artt. 216-223, legge fall., il dolo generico, anche nella specie del dolo eventuale, costituito dalla coscienza e volontà della condotta di distrazione o dissipazione con la consapevolezza, o accettazione del rischio, degli effetti pregiudizievoli della stessa per gli interessi patrimoniali dei creditori. Gli atti di disposizione patrimoniale privi di seria contropartita eseguiti a favore di una società dello stesso gruppo rappresentato una condotta illecita a norma degli artt. 216-223 legge fall. in quanto il gruppo di imprese è fenomeno di natura meramente economica e non scardina il principio dell'autonoma personalità giuridica. L'omissione nei bilanci di un fondo di svalutazione crediti al fraudolento scopo di consentire il proseguimento di un'amministrazione illecita e distrattiva delle somme acquisite presso i fiducianti risparmiatori e di offrire ai risparmiatori ed ai terzi una quadro della società ottimale integra la fattispecie di false comunicazioni sociali. Sussiste l'elemento soggettivo del reato di cui all'art. 2621, n.1, c.c., se il soggetto abbia agito con la volontà di indurre in errore i soci e i terzi sulla reale situazione patrimoniale, nascondendo l'utilizzazione abusiva del risparmio raccolto tra il pubblico per finanziare una società retta dai medesimi amministratori, al fine di occultare il rischio tipico dell'attività svolta.

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RILEVANZA PENALE DELLA DISTINZIONE TRA ATTO PUBBLICO E CERTIFICATO AMMINISTRATIVO

SOMMARIO: 1. Nozione generale di autenticazione delle firme. – 2. Autenticazione notarile o formale. – 3- Autenticazione amministrativa. – 4. Autenticazione minore. – 5. Rapporti tra i vari tipi. – 6. Rilevanza penale 

Il pubblico ufficiale (notaio) che nell’atto di autenticazione di firma attesti falsi è punito a norma dell’art. 479 c.p., se il fatto commesso in un atto pubblico, e ai sensi dell’art. 480 c.p., qualora la falsa dichiarazione venga attuata in un certificato amministrativo, come si rileva dalle rubriche degli stessi articoli. Occorre pertanto, ai fini di una corretta applicazione delle norme citate, discernere gli elementi caratterizzanti gli atti pubblici e quelli concernenti i certificati amministrativi. A questo scopo ritengo sia opportuno prendere le mosse dalla nozione generale di autenticazione, per poi distinguere le varie forme che il soggetto preposto può porre in essere, evidenziandone gli elementi costitutivi e l’ambito di applicabilità.
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